La mentalità imprenditoriale può davvero farti guadagnare in Borsa?

Sono entrato nel mondo del lavoro molto presto, a 19 anni.
Nel mondo delle banche, per l’esattezza.

Ho seguito la solita trafila moderna: curriculum, selezioni e colloqui, periodi di prova, assunzione.

Durante tutti questi step,  una delle competenze più richieste dai vari selezionatori era la “mentalità imprenditoriale”.

Insieme a tutte quelle altre banalissime skills come l’empatia, la proattività, la capacità di lavorare in team, la predisposizione ai rapporti interpersonali e tutte queste belle cose.

Non banalissime in sé, ma banalissime perché chi ne faceva bella mostra nei curriculum copia-e-incolla non aveva la più pallida idea di cosa significassero.

Me compreso.

Mentalità imprenditoriale…

Ma cosa diavolo significa realmente mentalità imprenditoriale?

[st_unordered listicon=”red minus”]

  • Avere la mentalità per comprarsi la Mercedes decapottabile?
  • Avere la mentalità per possedere la seconda casa al mare e la terza in montagna?
  • Fare il padre-padrone in azienda e comandare su tutti?
  • Avere la “mente milionaria” come proposto in qualche testo di crescita finanziaria?

[/st_unordered]falsa mentalità imprenditoriale

Nulla di tutto questo, ma sono arrivato a capirlo solo con il tempo e con l’esperienza.

E grazie alla mia passione per il mondo dell’investimento.

[st_box title=”Mentalità imprenditoriale ” type=”success”]La mentalità imprenditoriale è la consapevolezza che per avere la possibilità di ottenere un rendimento maggiore devi essere disposto ad assumere un rischio maggiore [/st_box]

Non sto parlando di soldi, non ancora.

E non sto parlando di rischio incontrollato, di scelleratezza, di avventatezza o di pazzia.
Questo è da stupidi.

Sto parlando di rischio controllato e calcolato. Sto parlando solo del rischio che può generare rendimento.

La vita funziona così. Non solo le teorie di investimento o le ricerche accademiche finanziarie.

La vita ha sempre funzionato così, e continuerà a farlo.
Che ti piaccia o no.

figura5

 


Pensa semplicemente al rischio di prendere un “NO” da una donna.

E’ un rischio comunque. Il rischio di una figuraccia, il rischio reputazionale, il rischio di un rifiuto e di una brutta figura.
I più intraprendenti (guarda caso coloro che hanno più successo) pensano immediatamente:

“Che sarà mai. Al massimo mi dice NO”.

Ecco, il nostro conquistatore-investitore ha calcolato mentalmente la “perdita massima” del suo investimento.
Ha calcolato il suo personale maximum drawdown, diremo noi, gente di finanza.

E’ un rischio esagerato per te? E’ giusto?
Sei disposto a pagare questo prezzo? A sopportare questo sacrificio potenziale?

Ma di quanto cambierebbe la tua valutazione se il rischio di un NO prevedesse la gambizzazione da parte dell’attuale fidanzato della tua “preda”, aumentando quindi la perdita massima in caso negativo?

[st_box title=”REGOLA DI INVESTIMENTO SUL RISCHIO ” type=”warning”]Per poter valutare se prendere o meno un rischio, devi conoscere i potenziali effetti negativi. Massimi o statisticamente più probabili. [/st_box]

 

Qual è il vero motore di ogni impresa

Chi fa impresa – impresa vera, non artigiani mascherati da imprenditori o imprenditori garantiti dalle loro conoscenze politiche  – ragiona così.

 

Il rischio è il vero motore dell’impresa.
Non si chiama “rischio di impresa” a caso. 

 

Questo è l’assetto mentale corretto che accompagna tutte le decisioni di un imprenditore.
Negli affari ma anche nella vita.

Inizialmente, il “rischio originale” che si è preso sulle spalle un imprenditore è quello di aver detto di NO a un posto da dipendenteposto fisso .
Magari ad un posto di lavoro pubblico, garantito, senza stress.

Senza stipendi da pagare ai dipendenti e senza conti da far tornare.

Lo stipendio fisso era un’opportunità concessa a tutti, sino agli anni ’90.

Per chi non aveva le competenze, l’ambizione o semplicemente la voglia di mettersi in gioco con un’attività imprenditoriale o professionale, o semplicemente non riusciva a collocarsi in azienda, c’era sempre la scappatoia del posto di lavoro pubblico.

In anni di Prima Repubblica, se eri a spasso verso 30-35 anni, passava un principe su un cavallo bianco chiamato Stato che ti offriva un posto di lavoro garantito sino alla pensione.


Oggi, semplicemente, non funziona più così. Ti serve qualche dato o autorevole previsione
per essere sicuro chColao imprenditorie io non stia sparando a caso? Ti accontento subito!

[st_unordered listicon=”success”]

  • Il 65% dei lavori che svolgeranno i bambini che vanno a scuola oggi, ancora non esiste

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La verità è che il rischio 0 non esiste più 

Non esiste nel mondo del lavoro, dove un qualunque posto di lavoro dipendente è comunque a rischio.

Guarda l’esempio dei dipendenti di banca, impiego considerato privilegiato e garantito sulla pietra, dovesse cascare il mondo.

esuberi bancari

Non esiste nel mondo degli investimenti, dove i risparmiatori hanno scoperto sulla loro pelle che:

[st_unordered listicon=”warning”]

  • possono scoppiare gli Stati (Grecia, Argentina, Cipro) con le loro obbligazioni
  • possono scoppiare le aziende (Cirio, Parmalat) con le loro obbligazioni
  • possono scoppiare le banche italiane (Marche, Etruria, Vicenza, Siena & co.) con le loro azioni e obbligazioni

[/st_unordered]

Questi sono tutti investimenti e prodotti finanziari che erano considerati a rischio zero o bassissimo rischio.

Vuoi ancora dirmi che esiste ancora l’investimento privo di rischio?

LA MIA IDEA UNICA DI RISCHIO FINANZIARIO

Individuare il rischio, domarlo, controllarlo e ribaltarlo a proprio favore non sempre è facile.
Il rischio non è sempre immediato, dichiarato, facilmente intuibile o visibile.

Anzi.

Il rischio si annida e si nasconda dove meno te lo aspetti o dove meno sei preparato a individuarlo.

Ti faccio un esempio, e ti metto di fronte a due opzioni.

Secondo te, cosa è meno rischioso tra:

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  1. investire nel debito (quindi in una promessa di pagamento) di uno Stato già super indebitato, con enormi problemi di produttività e un livello di tassazione già elevatissimo
  2. investire in quote di aziende che investono nel progresso e nella ricerca in uno dei settori che traineranno il futuro dell’economia, come la robotica, la tecnologia digitale e la sicurezza informatica?

[/st_ordered]

Con questa nuova visione che sto cercando di trasmetterti, penso tu sia d’accordo con la risposta numero 2.

Purtroppo, le scelte di investimento degli italiani dicono l’esatto contrario.

La prima opzione è il titolo di Stato italiano (BOT o BTP), che dal risparmiatore medio viene ancora considerato come un porto sicuro per i propri risparmi (ebbene sì).

La seconda opzione è invece un investimento azionario su settori in espansione, che dal risparmiatore medio viene ancora visto come una scommessa, un terno al lotto, una roulette.

Ciò che viene identificato dalle nostre abitudini, dalle nostre usanze o da semplici percezioni NON corrisponde al vero rischio.

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Sarai più o meno d’accordo su quanto affermato da Reid Hoffman, imprenditore e co-fondatore di Linkedin.
Concetti semplici, condivisibili e pure motivanti.

Perché allora, quando si parla di denaro,  tutte queste regole non valgono più?

Non mi arrabbio con te, perché il concetto di rischio non ti è mai stato adeguatamente spiegato prima.

Anche in modo poco convenzionale come faccio io, e senza fare ricorso alle definizioni accademiche o ad interminabili formule che sono tanto care agli economisti classici.

Forse hai scoperto il rischio sulla tua pelle o sulla pelle di qualche tuo amico o parente come un fulmine, come nel 2008, con i tuoi investimenti dimezzati durante la Grande Crisi, oppure con le obbligazioni di Cirio, Parmalat o ancora le azioni della Popolare di Vicenza o del Monte Dei Paschi, che ora valgono zero o poco più.

Se non lo conosci, se non sei preparato prima, il rischio è spaventoso.

Senza conoscere il rischio vivi tranquillo e beato, ma nel momento in cui si manifesta, diventa reale e impatta sulla tua vita, è già troppo tardi.

L’Italiano non ha questa mentalità. 
Perché ha sempre avuto rendimento senza rischio e sacrificio.
Con il lavoro garantito, con la pensione, con la sanità.

Non abbiamo coscienza dei rischi reali, quelli che possono distruggere la nostra vita.

La partita finanziaria si vince eliminando il rischio stupido.

[st_box title=”Il rischio è come il colesterolo ” type=”warning”]Esiste il colesterolo buono, noto come HDL, ed esiste il colesterolo cattivo, noto come LDL. Il primo da tenere e controllare, il secondo da eliminare. [/st_box]

Questo è il vero rischio finanziario.

Devi assolutamente eliminare il rischio cattivo, quel rischio che non porta nessun rendimento ma solo guai, e tenere il rischio buono, ovvero il rischio che è in grado di generare rendimento.

Se è la prima volta che senti parlare di investimenti finanziari in questi termini, partecipa al gruppo Facebook WikiLixi – Tutti i segreti della finanza.
Potrai avere a disposizione un intero archivio di informazioni indipendenti  e i retroscena più succosi del mondo della finanza.
Alla tua sicurezza finanziaria.

Luca

P.S.: il Comandamento sul Rischio finanziario è uno dei “X Comandamenti dell’Investimento Finanziario” che ho deciso di raccogliere nel mio primo libro, pubblicato il 16 Marzo con la Dario Flaccovio Editore.
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2 Comments

  1. Martina 14 aprile 2017 Reply
    • Luca Lixi 18 aprile 2017 Reply

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